venerdì 25 gennaio 2019

I.DE.A. LABORATORIO CULTURALE, IL BILANCIO DEL PRIMO TRIMESTRE DI ATTIVITA' CON L'ATTENZIONE RIVOLTA AL SUD ED AL RILANCIO DELLE AREE INTERNE

Il primo trimestre di attività per I.DE.A. Laboratorio Culturale ci ha visto concentrare l'attenzione su una questione a noi assai cara, il Mezzogiorno, così Jonathan Checola, portavoce dell'Associazione. Un percorso che ci ha reso anche protagonisti nella presentazione del libro “Zero al Sud” e che portiamo avanti guardando con un occhio molto attento a quelle che sono le questioni di maggior interesse per il nostro territorio. L'artigianato, per esempio, può rappresentare la chiave principale per aprire ai giovani le porte dell'imprenditoria – in quanto esso consente non solo di trasformare in attività produttiva per la collettività ciò che potrebbe sembrare un hobby, ma permette anche di dar risalto a tipicità e produzioni strettamente territoriali. Il sannio, ed in particolar modo le aree interne del sannio, potrebbero (la speranza è che possano al più presto) costruire il proprio futuro, turistico ed ambientale, sullo sviluppo dell'artigianato locale. In tal senso è lodevole la scelta di qualche giorno fa del Comune di Casalduni di istituire un “mercato agricolo a km 0”. Apprezzabilissima la decisione del sindaco Pasquale Iacovella, il quale ha raccolto le sollecitazioni degli artigiani locali agevolando così in qualche modo la sostenibilità ambientale e la filiera corta del settore agroalimentare, valorizzando le produzioni locali di qualità.” 

“Dello stesso parere anche Antonio Barbieri, giovane artigiano della valle caudina, che aggiunge – l'artigianato sannita è assai ricercato ed apprezzato ben oltre i confini provinciali, come rimostrano ampiamente anche i dati di questi giorni che parlano di un +30% in termini di export per l'intera provincia di Benevento. In particolare il comparto agroalimentare nella nostra provincia trova grande vocazione, ad esso poi si aggiunge il successo delle produzioni enologiche che hanno portato addirittura al riconoscimento quale “Città europea del vino 2019”. Un successo che sicuramente si rifletterà sulle future generazioni in termini di produttività, favorendo così lo sfruttamento delle risorse naturali ed agricole, sia dal punto di vista della commercializzazione delle materie prime che dalla loro trasformazione in materie prime. Chissà che a scongiurare la desertificazione delle aree interne e lo spopolamento delle stesse, non possa essere proprio lo sviluppo dell'artigianato locale e la conseguente valorizzazione degli stessi territori.”


venerdì 18 gennaio 2019

ZERO AL SUD, SUCCESSO DI PUBBLICO PER LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI MARCO ESPOSITO

Una platea folta ed interessata, ma con il prof. Mario Mustilli e Marco Esposito non è difficile inchiodare all'ascolto, quindici copie di "Zero al Sud" acquistate sul momento, contenuti solidi e documentati, opinioni e punti di vista articolati - come chi vorrà apprenderà direttamente dal video postato nelle pagine di IDEA Laboratorio Culturale e DITAUBI, acronimo di don Tonino Bello, che insieme hanno promosso l'iniziativa -, nessuna concessione alla semplificazione ed alla banalizzazione ma una puntuale esposizione del certosino lavoro pubblicato dal caporedattore delle pagine di Economia de "il Mattino". Il libro va letto e, come anticipato anche ieri prima e durante, se ne può scaricare gratuitamente una costola esterna nel contributo di Gianfranco Viesti reso disponibile da www.laterza.it:

"Verso la secessione dei ricchi? Autonomie regionali e unità nazionale".

Si può ritenere la documentatissima ricostruzione di Esposito una testimonia come, nel perimetro di un testo che è un saggio scritto come un romanzo, distopico, ove l'esito conclusivo rispecchiasse paro paro le premesse poste da troppi anni di sciatteria delle rappresentanze politiche designate a livello meridionale, l'impreparazione e l'incapacità di interdire e rimuovere almeno alcuno dei troppi spunti distorsivi l'equilibrio necessario nel gioco politico tra territori in strutturale squilibrio giochi un ruolo fin troppo impattante. 

Una differenza corretta solo nel periodo in cui la Cassa per il Mezzogiorno ha funzionato da agenzia con piena autonomia tecnica, caso di successo studiato come tale, per un investimento pari ad appena lo 0,65% del Pil italiano dell'epoca destinato alle sue attività, c'informa puntualmente Marco Esposito, sebbene la pubblicistica meno informata e più distorsiva decidesse che così non era stato, ben prima che irrompesse il fenomeno epidemico e si può supporre largamente eterodiretto delle fake news, dell'avvalenamento dei pozzi per inquinare le fonti informative, si potrebbe diversamente tradurre: decidendo deliberatamente, perché così fu al netto di marginalissime storie tangentizie tutte concentrate nella fase di liquidazione politica di quello strumento invece virtuoso, per molte ragioni che potrebbero tranquillamente essere riattualizzate.

Ma l'oggi compete all'oggi ed il domani, non distopico ma realisticamente auspicabile, si costruisce a partire da occasioni come quella di ieri. Grazie a chi ci è stato, a chi ha nobilitato il confronto ed a chi avrà la pazienza e la curiosità di utilizzare il documento filmato che a questo scopo è stato reso disponibile:

«In ricordo di una serata intensa e partecipata che mi fa avere ottimismo per il futuro della nostra terra», annotava ieri l'autore, Marco Esposito, sulla copia di uno dei volumi che autografava al termine della conversazione.

Gliene siamo grati.


mercoledì 16 gennaio 2019

VENERDI 18 GENNAIO, PRESENTAZIONE DEL LIBRO ZERO AL SUD DI MARCO ESPOSITO

"Per quindici decenni si è discusso della Questione Meridionale. Ma con il federalismo fiscale il quadro è cambiato. Lo Stato ha misurato, Comune per Comune, fabbisogni, costi e servizi con l'obiettivo di attribuire a ciascun territorio le risorse corrette. I conteggi hanno dato un risultato inatteso: si pensava di far emergere la cattiva spesa del Sud e ci si è trovati davanti al dettaglio del profondo divario tra le due "Italie". L'uguaglianza ha un costo miliardario e così si è imboccata la scorciatoia di piegare le regole in modo da attribuire al Sud meno diritti e meno soldi. Lo Stato invece di costruire gli asili nido o i binari dove mancano ha stabilito che, nei territori di tipo "B", il fabbisogno è zero. Ha dimezzato la perequazione dove la Costituzione garantiva che fosse "integrale". Si è aperta la strada al federalismo differenziato, con maggiori autonomie, risorse e diritti nelle Regioni ricche."

Ne discutiamo Venerdì 18 alle 18:00 presso la Libreria Masone Alisei di Benevento che ospiterà l'incontro con l'autore di ZERO AL SUD, la storia incredibile (e vera) dell'attuazione perversa del federalismo fiscale.

A presentare il libro edito da RUBETTINO le associazioni DITAUBI e I.DE.A. Laboratorio Culturale con i rispettivi rappresentanti Giuseppe Nenna e Jonathan Checola. Contribuirà alla conversazione il prof. Mario Mustilli, ordinario di Economia e Gestione delle Imprese all'Università della Campania "Luigi Vanvitelli", che introdurrà il contributo di Marco Esposito, autore del libro e caporedattore della pagina economica de "Il Mattino".

La discussione potrà essere seguita anche in diretta Facebook live alla pagina "Zero al Sud - Incontro con l'autore"

I.DE.A Laboratorio Culturale
Associazione Ditaubi


mercoledì 2 gennaio 2019

I NUOVI ASSETTI POLITICI E DEMOCRATICI IN ITALIA

Vi è sempre un nesso tra ciò che accade in Italia e nel mondo, sul piano politico.

Certamente, ciò che abbiamo vissuto dal 1989, con la caduta del Muro di Berlino (le date sono sempre simboliche, le cose non accadono in un giorno), fino al 2018 è un panorama ed un assetto politico tramontato.

Due le caratteristiche, in Italia, di quel ventennio o poco più: 
1. la fine dell'epoca ideologica con la instaurazione della democrazia dell'alternanza 
2. la pressocchè unanime adesione ai "nuovi valori" imposti dalla globalizzazione: apertura dei confini, di cose e di persone, con l'idea di fondo che la supremazia dell'economia liberale e della tecnica avrebbe determinato una stagione ininterrotta di crescita economica e di progresso, il tutto agevolato dal sempre maggiore sviluppo tecnologico e, sul piano europeo, un sostanziale condivisione generale dell'idea di Europa unita.

La crisi economica del 2007-2008, nel cosiddetto mondo occidentale (l'area, con le dovute differenze, che viene individuata nell'europa occidentale e nell'america del Nord), ha - senza che lo stesso mondo occidentale se ne avvedesse - messo in crisi questo assetto e, nel giro di pochi anni, ci siamo trovati in un mondo che nessuno avrebbe potuto prevedere. Questo periodo ha avuto anche un contenitore o contesto culturale, che è stato poco approfondito, quello dell'idea (ideologia?) post-moderna, che sostanzialmente prende le mosse dalla fine delle ideologie (fine dei valori) e che ha finito per mettere in discussione, come un cane che si morde la coda, l'Autorità e la Verità.

Il mix di questi ingredienti ci ha portato - in pochissimi anni - in un epoca nella quale la crisi, la sfiducia nelle classi dominanti (le elitè) e la sfiducia nella certezza della verità, ha generato un clima di antipolitica che è stato il detonatore per la rabbia sociale di chi aveva creduto nelle sorti magnifiche e progressive della globalizzazione. Il risultato è stato una generale richiesta di "cambiamento" (a volte tout court), che si è espresso in forme diverse in tutta Europa.

Ovviamente, essendo stata - sostanzialmente - una reazione (più istintiva che di pensiero), un espressione di un malessere, o se volete di una disillusione, si è determinata una ribellione, non solo pacifica e democratica, nei confronti delle istituzioni, del potere e della politica in generale, che ha avuto manifestazioni diversificate, e obiettivi (quando ce ne erano) diversi.

In Italia, questa domanda di cambiamento e questa rabbia sociale ha avuto certamente la sua manifestazione principale (fortunatamente pacifica) nel Movimento 5 Stelle (che qui non si vuole nè analizzare, nè criticare, nè si vuole negare che abbia un suo riferimento sociopolitico di fondo). La nascita di questo movimento (che ha catalizzato, ma anche canalizzato, la rabbia, la richiesta di cambiamento e la ribellione verso lo status quo) ha avuto un primo effetto che chiude con la prima delle caratteristiche del ventennio post-muro (in Italia definito Seconda Repubblica): la fine della democrazia dell'alternanza: in quel periodo, la suddivisione dello scacchiere politico o partitico, che dir si voglia, aveva determinato il bipolarismo e, quindi, una sorta di stabilità nell'alternanza: due erano sostanzialmente i blocchi maggiori; che avevano entrambi, nelle varie elezioni, la possibilità di conquistare la maggioranza per governare. 

E così è stato per oltre vent'anni: centro-destra e centro-sinistra si sono avvicendati al Governo del paese ed hanno prodotto governi e legislature quasi sempre stabili e duraturi. Il che costituiva una novità, rispetto ai precedenti cinquant'anni di storia Repubblicana Italiana, caratterizzati invece da una sostanziale impossibilità per alcune forze politiche di andare al governo (la sinistra comunista e la destra missina) con l'unica possibilità determinata dal governo della DC e di partiti minori, che di volta in volta fornivano il loro appoggio al governo democristiano (la questione è qui riassunta veramente i maniera sintetica, ma non è possibile fare diversamente, a causa della complessità di una vicenda che avrebbe bisogno di ben altro approfondimento; ci si limita, pertanto, a questa considerazione, necessaria solo all'interno del perimetro della presente questione affrontata).

Il passaggio da bipolare a tripolare (con l'affacciarsi dei 5 Stelle) ha determinato degli effetti, che ancora non si manifestano compiutamente, ma già portano alla conclusione che è finita l'epoca bipolare e quindi dell'alternanza; con l'ulteriore conseguenza che la diversificazione del panorama e della così detta "offerta politica" determina un problema di stabilità, derivante dalla sostanziale impossibilità che un partito o una coalizione possa raggiungere una maggioranza tale da dare un Governo stabile al paese. Prova ne sia che la gestazione del Governo nato dopo le ultime elezioni del 4 marzo 2018 sia stata la più lunga nella storia repubblicana e si è conclusa con un accordo tra un partito, la Lega, che si è sganciata dalla coalizione con la quale si era presentata alle elezioni, ed i 5 Stelle. Senza entrare in valutazioni di merito, è evidente che questo sia un primo importante effetto del nuovo assetto che qui si vuole sottolineare.

Ma anche il secondo pilastro sul quale si reggeva la c.d. Seconda Repubblica viene a cadere: il credo unanime sugli effetti positivi della globalizzazione, sulla caduta di ogni confine e sul pressocchè unanime europeismo si è sciolto come neve al sole. In questo nuovo panorama, si pone il problema fondamentale, quello della tenuta e/o del futuro dell'Europa. Ma ne riparleremo.


a cura di Jonathan Checola