Vi è sempre un nesso tra ciò che accade in Italia e nel mondo, sul piano politico.
Certamente, ciò che abbiamo vissuto dal 1989, con la caduta del Muro di Berlino (le date sono sempre simboliche, le cose non accadono in un giorno), fino al 2018 è un panorama ed un assetto politico tramontato.
Due le caratteristiche, in Italia, di quel ventennio o poco più:
1. la fine dell'epoca ideologica con la instaurazione della democrazia dell'alternanza
2. la pressocchè unanime adesione ai "nuovi valori" imposti dalla globalizzazione: apertura dei confini, di cose e di persone, con l'idea di fondo che la supremazia dell'economia liberale e della tecnica avrebbe determinato una stagione ininterrotta di crescita economica e di progresso, il tutto agevolato dal sempre maggiore sviluppo tecnologico e, sul piano europeo, un sostanziale condivisione generale dell'idea di Europa unita.
La crisi economica del 2007-2008, nel cosiddetto mondo occidentale (l'area, con le dovute differenze, che viene individuata nell'europa occidentale e nell'america del Nord), ha - senza che lo stesso mondo occidentale se ne avvedesse - messo in crisi questo assetto e, nel giro di pochi anni, ci siamo trovati in un mondo che nessuno avrebbe potuto prevedere. Questo periodo ha avuto anche un contenitore o contesto culturale, che è stato poco approfondito, quello dell'idea (ideologia?) post-moderna, che sostanzialmente prende le mosse dalla fine delle ideologie (fine dei valori) e che ha finito per mettere in discussione, come un cane che si morde la coda, l'Autorità e la Verità.
Il mix di questi ingredienti ci ha portato - in pochissimi anni - in un epoca nella quale la crisi, la sfiducia nelle classi dominanti (le elitè) e la sfiducia nella certezza della verità, ha generato un clima di antipolitica che è stato il detonatore per la rabbia sociale di chi aveva creduto nelle sorti magnifiche e progressive della globalizzazione. Il risultato è stato una generale richiesta di "cambiamento" (a volte tout court), che si è espresso in forme diverse in tutta Europa.
Ovviamente, essendo stata - sostanzialmente - una reazione (più istintiva che di pensiero), un espressione di un malessere, o se volete di una disillusione, si è determinata una ribellione, non solo pacifica e democratica, nei confronti delle istituzioni, del potere e della politica in generale, che ha avuto manifestazioni diversificate, e obiettivi (quando ce ne erano) diversi.
In Italia, questa domanda di cambiamento e questa rabbia sociale ha avuto certamente la sua manifestazione principale (fortunatamente pacifica) nel Movimento 5 Stelle (che qui non si vuole nè analizzare, nè criticare, nè si vuole negare che abbia un suo riferimento sociopolitico di fondo). La nascita di questo movimento (che ha catalizzato, ma anche canalizzato, la rabbia, la richiesta di cambiamento e la ribellione verso lo status quo) ha avuto un primo effetto che chiude con la prima delle caratteristiche del ventennio post-muro (in Italia definito Seconda Repubblica): la fine della democrazia dell'alternanza: in quel periodo, la suddivisione dello scacchiere politico o partitico, che dir si voglia, aveva determinato il bipolarismo e, quindi, una sorta di stabilità nell'alternanza: due erano sostanzialmente i blocchi maggiori; che avevano entrambi, nelle varie elezioni, la possibilità di conquistare la maggioranza per governare.
E così è stato per oltre vent'anni: centro-destra e centro-sinistra si sono avvicendati al Governo del paese ed hanno prodotto governi e legislature quasi sempre stabili e duraturi. Il che costituiva una novità, rispetto ai precedenti cinquant'anni di storia Repubblicana Italiana, caratterizzati invece da una sostanziale impossibilità per alcune forze politiche di andare al governo (la sinistra comunista e la destra missina) con l'unica possibilità determinata dal governo della DC e di partiti minori, che di volta in volta fornivano il loro appoggio al governo democristiano (la questione è qui riassunta veramente i maniera sintetica, ma non è possibile fare diversamente, a causa della complessità di una vicenda che avrebbe bisogno di ben altro approfondimento; ci si limita, pertanto, a questa considerazione, necessaria solo all'interno del perimetro della presente questione affrontata).
Il passaggio da bipolare a tripolare (con l'affacciarsi dei 5 Stelle) ha determinato degli effetti, che ancora non si manifestano compiutamente, ma già portano alla conclusione che è finita l'epoca bipolare e quindi dell'alternanza; con l'ulteriore conseguenza che la diversificazione del panorama e della così detta "offerta politica" determina un problema di stabilità, derivante dalla sostanziale impossibilità che un partito o una coalizione possa raggiungere una maggioranza tale da dare un Governo stabile al paese. Prova ne sia che la gestazione del Governo nato dopo le ultime elezioni del 4 marzo 2018 sia stata la più lunga nella storia repubblicana e si è conclusa con un accordo tra un partito, la Lega, che si è sganciata dalla coalizione con la quale si era presentata alle elezioni, ed i 5 Stelle. Senza entrare in valutazioni di merito, è evidente che questo sia un primo importante effetto del nuovo assetto che qui si vuole sottolineare.
Ma anche il secondo pilastro sul quale si reggeva la c.d. Seconda Repubblica viene a cadere: il credo unanime sugli effetti positivi della globalizzazione, sulla caduta di ogni confine e sul pressocchè unanime europeismo si è sciolto come neve al sole. In questo nuovo panorama, si pone il problema fondamentale, quello della tenuta e/o del futuro dell'Europa. Ma ne riparleremo.
a cura di Jonathan Checola