martedì 12 febbraio 2019

COUNTDOWN VERSO L'AUTONOMIA DI VENETO, LOMBARDIA E EMILIA ROMAGNA. IL GOVERNO STA CREANDO UNA ''SECESSIONE DEI RICCHI'' IN ITALIA?

A pochi giorni dalla votazione in parlamento (il 15 febbraio è previsto un accordo fra il Governo e le regioni) continua a tenere banco il tema del regionalismo differenziato che interessa rispettivamente il Veneto, la Lombardia e l'Emilia Romagna. Una rivoluzione,che ha le sue radici nella Lega Nord ed ha trovato nel M5S un silente alleato, e riguarda non solo i cittadini delle tre regioni, bensì tutto il Paese, 

Vi è il rischio di una secessione dei ricchi? Si potrà parlare di cittadini di serie A e serie B? 

Una possibile intesa fra il governo da una parte, Veneto, Lombardia e Emilia Romagna dall'altra, porterebbe ad un divario ancora più evidente fra Nord e Sud. Nascere in una determinata regione significherebbe, in altre parole, avere più o meno diritti, godere di maggiori o minori servizi dalla sanità alla scuola. Si realizzerebbe quindi una vera e propria "secessione dei ricchi". Una discussione lanciata prima da Marco Esposito e poi da Gianfranco Viesti, quest'ultimo addirittura attraverso una petizione online per provare ad evitare il "peggio". 

Ciò che più preoccupa è la mancanza del dibattito su un tema riguardante tutti i cittadini italiani da Nord a Sud. Quali potrebbero essere gli effetti economici e politici del regionalismo differenziato? In un'intervista rilasciata a Sputnik Italia il professore Gianfranco Viesti, autore del saggio "Verso la secessione dei ricchi?" (scaricabile gratuitamente qui), ha dichiarato:

"I problemi nascono da questi tre elementi. Il primo punto decisivo è che non si tratta di un cambiamento tecnico amministrativo importante solo per i cittadini di quelle regioni, ma si tratta di un cambiamento politico molto importante di come funziona l'Italia, quindi interessa tutti i cittadini italiani. La seconda criticità è quella del finanziamento di queste competenze, perché l'iniziativa delle regioni nasce proprio dal desiderio di ottenere molte più risorse finanziarie dato che disporranno di nuove competenze. Si tratta del progetto che la Lega Nord da almeno 25 anni cerca di realizzare, ovvero di spostare quante più risorse finanziarie possibili a favore delle regioni del nord. È evidente che questo porterebbe ad una forte ripercussione nelle risorse e quindi nei servizi scolastici e sanitari nelle altre regioni italiane. Il terzo elemento: per come è prevista l'attuazione di questo processo, il parlamento è completamente tagliato fuori dalla discussione. Intendo dire che si prevede un accordo tra regioni e governo il prossimo 15 febbraio, accordo i cui contenuti sono al momento segreti. Questo accordo sarà portato in parlamento solo per essere approvato o respintoSi tratta di un passaggio di competenze enorme, non opportuno, dallo Stato alle regioni, perché rischia di cambiare il funzionamento di grandi servizi pubblici, a cominciare dalla scuola, e renderlo diverso da regione a regione. Un altro problema è che si stabilirebbe il principio per cui i cittadini delle regioni più ricche hanno diritto a maggiori risorse e servizi dei cittadini delle regioni più povere. Per finire, è evidente che la materia è molto importante, complessa ed ampia, e sarebbe indispensabile una grande discussione culturale, politica e parlamentare prima di poter prendere qualsiasi decisione."

 a cura di Jonathan Checola