mercoledì 25 marzo 2020

IL REGNO D'ITALIA. DA CONTE A MONARCA ASSOLUTO, DAL CORONA (VIRUS) ALLA CORONA (MONARCHICA)

Il parlamento deve riunirsi con urgenza e in seduta ad oltranza se vuole salvare la democrazia in questo paese.

Al di là della opportunità delle scelte nell'approccio a fronteggiare il Covid-19 (materia nella quale non entro, per non averne le competenze): qui esiste un problema che non si è mai verificato in oltre settant'anni di storia costituzionale.

Dico subito come la penso: è giusto che ci autorecludiamo in casa, salve le possibilità concesse per esigenze personali. Tuttavia, è certo che le prescrizioni, limitazioni, regole e sanzioni emanate sono palesemente incostituzionali, sia per quanto riguarda la libertà di spostamento e di circolazione, ma sopratutto per la misura di "arresti domiciliari" di fatto e ciò sia perchè emenate con DPCM, mentre è necessaria una legge, per alcune di queste prescrizioni, sia perchè la limitazione della libertà personale è possibile solo su provvedimento dell'autorità giudiziaria nel rispetto delle leggi vigenti.

Così come la grillina esutorazione delle Camere è un atto che è un vero e proprio attentato alla costituzione ed alle garanzie di rappresentanza democratica che il Parlamento deve garantire.

Ciò detto, per sanare questa questione, che è altrettanto importante per il futuro del paese, almeno quanto la lotta al coronavirus, ed anche al fine di evitare che si determini un pericoloso precedente, è indispensabile una riunione permanente del parlamento per emanare le norme necessarie, secondo costituzione e per – se serve - modificare la costituzione. Perchè, almento queste norme, non possiamo consentire che vengano modificate attraverso una bozza di DPCM.

Per il resto, è ovvio che i cittadini fanno bene a restare a casa. Per la salute pubblica e privata. Ma il parlamento non può non affrontare un nodo che attenta alle libertà fondamentali ed alla violazione, da parte del Governo, di norme costituzionali.

di Federico Paolucci



MEDICINA E SCIENZE SANITARIE, VA ABOLITO IL TEST DI ACCESSO ALL'UNIVERSITA'

Medicina, Chirurgia, Odontoiatria, Veterinaria e per tutte le altre professioni sanitarie, il problema non risiede meramente nella regolamentazione dei test di accesso all'università, ma è ben più articolato e richiede analisi approfondite. Non va assolutamente sottovalutato che è proprio grazie a questo sistema, che ogni anno produce un giro d’affari di oltre 3 milioni di euro, che nel 2025 il personale medico sarà a stento sufficiente a coprire il 30% del fabbisogno nazionale.

Il Governo, con questo disegno di legge, non punta a risolvere il problema alla base, ma ricorre ad un rimedio assolutamente peggiore perchè, sostanzialmente, rinvia il test di ingresso al secondo anno, facendo sì che il primo anno di corsi - di libero accesso ad ogni studente - si trasformi in caso di non superamento del test previsto per l’accesso al secondo anno in un anno sprecato che, alla luce dei dati sull’occupazione attuale, risulterebbe per un giovane studente una grave perdita.

La nostra proposta è, invece, quella di abolire totalmente il test di ingresso e di adottare un metodo più efficiente di selezione. 

Il primo anno sarà di libero accesso ad ogni studente, e comune a tutte le facoltà dell’area medico-scientifica. Ad ogni esame ad indirizzo comune sarà assegnato un doppio punteggio: uno, in trentesimi, volto al calcolo della media dei voti; l’altro, in crediti da 1 a 10, sarà volto alla stesura di una graduatoria finale, in base alla quale ogni studente secondo il proprio posizionamento, avrà il diritto di scegliere a quale facoltà iscriversi tenendo conto di capacità, propensioni e meriti. Un metodo questo, simile al metodo francese, grazie al quale ogni studente avrà diritto di mettersi concretamente alla prova su materie inerenti al proprio percorso di studi, ma avrà anche la possibilità di comprendere fino in fondo la propria vocazione per un percorso di studi che in realtà è poi una vera e propria scelta di vita.

Ma tutto ciò non basterebbe, bisognerà porre rimedio anche al metodo di accesso ai corsi di specializzazione. Attualmente alla difficoltà di accesso alla facoltà di Medicina e Chirurgia, ad esempio, va aggiunto un ulteriore blocco per l’avvio della carriera medica vera e propria a causa della scarsità delle borse di studio disponibili per le specializzazioni. Ci troviamo in una situazione in cui ci sono migliaia di studenti formati, ma in realtà non impiegabili. Un vero e proprio imbuto formativo, che porterà non solo una ingente perdita economica per il Paese, ma soprattutto di conoscenze e di capacità tecniche fondamentali e preziose per il futuro del nostro sistema sanitario.

Ciò che si ritiene oggi necessario è di incrementare i contratti di formazione specialistica, recuperare tutti i contratti persi o mai assegnati dal Miur nonostante i finanziamenti ricevuti ed avviare una vigorosa campagna di assunzioni nel Servizio Sanitario Nazionale semplificando le procedure concorsuali e prolungando la validità delle graduatorie.

Riteniamo pertanto opportuno agire in maniera chiara e significativa, attuando provvedimenti immediati a favore degli aspiranti medici e dei giovani tutti, che non possono più subire le conseguenze di questi meccanismi farraginosi che - se non repentinamente rimossi - avranno certamente conseguenze sempre più negative.

di Rino Del Grosso


martedì 24 marzo 2020

IL CORONAVIRUS FARA' DUE VITTIME ECCELLENTI: L'UE E LA GLOBALIZZAZIONE

In questi momenti di paura e di ansia desidero fare qualche riflessione,sincera e veritiera,evitando favole e falsi buonismi. Per questo non ho timore di affermare una verità che molti fingono di ignorare : siamo diversi. Non è un caso che nella Storia Millenaria delle Comunità si sono formati Stati diversi e divisi da confini che sono principalmente culturali e sociali. Ed è per questo che le “ricette” che oggi gli Stati adottano per fermare il virus sono diverse. E sono convinto che le ricette inglesi per sconfiggere il virus siano motivate non dalla “cattiveria” di Boris Johnson ma dalla profonda diversità dei popoli del nord da quelli del sud, fra gli ariani e gli ispanici. 

Al nord sono più realisti e decisi e non hanno remore o sentimenti che condizionano i loro ragionamenti. Non dico che sono “perfidi” ma diversi da noi. E per dimostrare queste diversità,che hanno origine nelle differenti e millenarie culture,influenzate dai luoghi, dalla natura e dal clima,analizziamo le diverse religioni,cattolici noi, protestanti loro. Cristiani entrambi ma differenti. Nel cattolicesimo è l’umile, il povero il più vicino a Dio perché la Caritas è fondamentale. Nella religione protestante,invece,il ricco e potente ha un ruolo preminente perché,secondo la loro teoria, la ricchezza e il potere sono segni della benevolenza del Signore. E potere ed economia hanno un peso significativo. Queste diverse sensibilità probabilmente motivano le scelte differenti ed è per questo che noi nella lotta al virus privilegiamo la solidarietà, loro l’economia. Non escludo che anche il latente spirito imperialistico, presente nei popoli anglosassoni, sia un’ulteriore motivazione a questa differente “visione del Mondo”. 

Tutta questa premessa per comprendere, non giustificare, la proposta di Boris Johnson di combattere il Coronavirus con manovre “leggere” aspettando l’immunità da gregge, evitando di penalizzare l’economia. Il suo ragionamento è semplice: “nefasti saranno gli effetti del virus sulla salute dei cittadini ma, se chiudiamo tutto e “ammazziamo” l’economia, il popolo soffrirà lo stesso, anche se superiamo la crisi sanitaria. Se invece fronteggiamo la crisi senza penalizzare eccessivamente l’economia probabilmente moriranno milioni di inglesi, anziani e malati,che comunque sono destinati a breve a morire. La loro morte prematura sarà dolorosa ma libererà risorse per il “welfare” che potremo destinare per rafforzare la ns economia. E con l’economia europea in ginocchio, noi possiamo diventare i leader del “vecchio continente.” Senza ipocrisie, falsi sentimentalismi e dichiarazioni di circostanza è questa, in “soldoni” la “ricetta” inglese.

Nel ribadire che non siamo uguali e che i popoli si sono formati non per un caso ma per la loro Storia, la loro cultura, il loro ambiente , il loro clima e la loro natura mi piace sottolineare che sono fiero di appartenere alla cultura e alla storia Italiana. E di essere convintamente cattolico. Infine credo che questo maledetto virus possa liberarci da teorie fasulle e finte buonisti ammazzando la Globalizzazione e la U.E.
 di Enzo Rivellini


lunedì 23 marzo 2020

MARCO POLO TORNA A CASA.

La Cina sta imponendo la sua diplomazia di guerra al coronavirus" ci dice il Corriere della Sera, oggi.

In principio, almeno secondo la storiografia prevalente, fummo noi. La ambizione/vocazione di Roma a dominare il mondo intero (allora conosciuto) si realizzò con l'Impero Romano. Di modelli di impero se ne sono susseguiti svariati, con la fine di Roma; e senza indugiare sulle caratteristiche e sulle differenze tra questi (e sull'intelligenza nella cessione di sovranità dei Romani ai popoli ad essi asserviti e sulla retorica della contaminazione dei costumi), il sogno di tutti i popoli (poi, dopo la rivoluzione francese, anche delle nazioni), che acquistavano potere sullo scenario mondiale è stato sempre lo stesso: non solo accrescere la loro forza per difendere i loro confini ma un unico grande (e pericoloso) obiettivo: dominare il mondo. 

D'altra parte, se l'uomo ha avuto una antropocentrica ambizione/vocazione di affermare il proprio predominio sulla natura, sul piano della costruzione dell'io collettivo nel rapporto con la terra (e qui scatta la fantastica nostalgia per Tex Willer e gli indiani d'America), sul piano geopolitico è anche naturale che le nazioni o i popoli forti non difendano semplicemente la propria potenza, ma cerchino di usarla per dominare il mondo. Una ambizione/vocazione che non appartiene al concetto di giusto, ma al concetto di realtà, nel senso che ad essa hanno dato Spinoza, Giordano Bruno, Machiavelli, contestati da chi fa riferimento al concetto di giusto e di fine verso il bene (quasi esclusivamente sul piano teologico, quindi) ma mai smentiti sul piano del realismo della storia. D'altronde, la "banalità del male", di Anna Arenth, è la consacrazione postbellica del principio di realtà/necessità. La nostra storia moderna (che – fino alla nascita delle tigri asiatiche – pensavamo fosse confinata al mondo occidentale, ha visto la stessa forza propulsiva imperiale. Hitler e la sua guerra schmittianamente orientata alla rivalsa della terra (la Germania) contro il mare (l'impero Britannico). 

E, dopo la guerra, l'Impero Amerikano, con la stessa voglia di egemonia e con lo stesso anelito ad eguagliare i Romani, come scrisse, già negli anni '70, Luttwak ne "La grande strategia dell'Impero Romano" (ma sempre nel senso amerikano, con Coca cola e interventi di "guerra- preventiva-per-tutelare-la-democrazia-dei-popoli-senza-essere-stati-chiamati-da-nessuno"). Di fronte, la Russia, che anche quando sovietica non ha rinunciato a restare impero. E che oggi, con Putin, ci riprova, conscia però di poter giocare le sue carte solo verso l'Europa e mantenere la sua influenza sui paesi limitrofi ad oriente, più per difesa che per espansione. Ma senza un profilo imperiale, nel senso "romano" del termine. Oscilla tra le mire espansionistiche verso il sogno della "Terza Roma" (dopo Roma e Costantinopoli, toccherebbe a Mosca, secondo la mitologia della storia in chiave hegeliana richiamata da Dugin) e la difesa degli interessi nazionali. Ma non un tentativo di "dominare il mondo". Come Trump, dall'altro lato dell'oceano che, con la sua "America the first", lancia un messaggio all'interno e cerca (con qualche sbavatura in medio oriente) di difendere il suo popolo più che conquistarne altri.

Oggi, ai tempi del Coronavirus, resta solo una potenza a coltivare e praticare il sogno imperiale. La Cina. Da sempre Impero, nazionalista solo ai tempi di Mao. Ritorna a voler "dominare il mondo". Ne ha la forza militare, scientifica, tecnologica ed economica. Ed ha il popolo. Non – o non ancora – infiacchito da tentazioni consumistiche e lussuriose (le stesse che determinarono la fine dell'impero romano). Un popolo che ha bisogno di spazio e di nuove terre. Dopo aver invaso tutto il mondo occidentale (con i container dei prodotti che anche le imprese occidentali ormai da decenni lì producono), dopo aver letteralmente comprato intere nazioni in Africa, la vocazione imperiale cinese non si fermerà. Sarà per questo che sabato scorso Xi Jinping ha telefonato a Angela Merkel, Emmanuel Macron, al presidente serbo Aleksandar Vucic. Con Di Maio la "Via della Seta" era già spianata. Ha chiamato anche Madrid, scegliendo non il capo del governo ma il re Felipe, come a lanciare un messaggio tra "imperatori". 

"Il leader comunista sta imponendo la sua diplomazia di guerra al coronavirus" ci dice il Corriere della Sera, oggi. Ai leader di tutto il mondo sta comunicando che è pronto a fornire tutto il suo sostegno. E, aggiungiamo, a mostrare e dimostrare la sua forza. L'Europa? Beghe di pollaio tra governanti che sono pronti a vendersi al miglior offerente (USA? Russia? Cina? È l'interrogativo dei ministri degli esteri europei) e con i suoi popoli che hanno avuto, almeno fino al tempo del Coronavirus, un unico grande obiettivo per il futuro: l'aperitivo, anche nello stesso locale frequentato dai figli, magari. Crolla così "il Sogno Europeo" di Rifkin, ma anche "L'Impero interiore" di De Benoist. Resta, purtroppo, solo Spengler e il suo "Tramonto dell'Occidente". E la buro-democrazia europea, in crisi di capacità decisionale e di consenso popolare, lascerà il posto al decisionismo autocratico (la democratura, la chiamano alcuni), che piace tanto a De Luca, Governatore della Campania.

Le prove tecniche, in Italia, le sta facendo il Governo Conte. Archiviare la democrazia. E, al popolo, non dispiace. Neanche alla Cina. Ciò che interessa, d'altronde, è che finalmente avremo un nuovo piano Marshall, in salsa cinese, ma che fa? Riusciremo però ad imporre, in nome della nostra storia, che prenda il nome di "Piano Marco Polo". La coscienza è salva. 

 Il Lupo


sabato 21 marzo 2020

SVEGLIA, E' FINITA LA QUARANTENA! CRONACA DI UN GIORNO CHE VERRA'

Aprile (forse Maggio) 2020

SVEGLIAAAA, E' FINITA LA QUARANTENA!

La voce di mammà, o di quella rompiscatole di tua moglie, che di buon mattino viene a svegliarti per annunciare la fine dell'emergenza Coronavirus. Andrà più o meno così. Corsa al Bar per quel caffè che non è mai stato così tanto desiderato. Incas, Illy, Kimbo, Kosè, Passalaqua, non c'è torrefazione che tenga, pure bruciato sarà il miglior caffè di sempre. E poi, tutta quella gente, volti casomai mai visti prima, diventano i migliori amici. Saluti, abbracci, strette di mano, un pò come Obama all'indomani delle Elezioni presidenziali.

Chi scappa in ufficio, chi ad alzare la saracinesca del negozio, chi non vede l'ora di andare a sparigliare le pezze in mezzo al mercato, chi con gran gioia accompagna i bimbi a scuola, ognuno che torna alla propria "normalità". La pausa pranzo, il pomeriggio e poi il fine turno, la corsa a casa per prepararsi ad andare a cena fuori. Perchè, sicuramente andremo tutti a cena fuori. 

Andrà tutto bene, tornerà tutto come prima, ma non sarà mai più come prima. Al mattino ci alzeremo con il sorriso e con la voglia di andare a lavoro, scuola o in ufficio; la sera rientreremo a casa con la voglia matta di tornare dai nostri cari, nonostante la stanchezza o casomai una giornata storta a lavoro; la cena fuori non sarà mai più una routine, ma assumerà il valore di un qualcosa di straordinario, e forse finalmente cominceremo ad apprezzare ancor di più le eccellenze locali preferendole ai Fast-Food americani. 

Sarà tutto più bello, saremo tutti più maturi. Nel frattempo però continuiamoci a godere gli spazi "ristretti" di casa nostra, sperando che tutto passi, in fretta. 


di Jonathan Checola ✋🏻