lunedì 23 marzo 2020

MARCO POLO TORNA A CASA.

La Cina sta imponendo la sua diplomazia di guerra al coronavirus" ci dice il Corriere della Sera, oggi.

In principio, almeno secondo la storiografia prevalente, fummo noi. La ambizione/vocazione di Roma a dominare il mondo intero (allora conosciuto) si realizzò con l'Impero Romano. Di modelli di impero se ne sono susseguiti svariati, con la fine di Roma; e senza indugiare sulle caratteristiche e sulle differenze tra questi (e sull'intelligenza nella cessione di sovranità dei Romani ai popoli ad essi asserviti e sulla retorica della contaminazione dei costumi), il sogno di tutti i popoli (poi, dopo la rivoluzione francese, anche delle nazioni), che acquistavano potere sullo scenario mondiale è stato sempre lo stesso: non solo accrescere la loro forza per difendere i loro confini ma un unico grande (e pericoloso) obiettivo: dominare il mondo. 

D'altra parte, se l'uomo ha avuto una antropocentrica ambizione/vocazione di affermare il proprio predominio sulla natura, sul piano della costruzione dell'io collettivo nel rapporto con la terra (e qui scatta la fantastica nostalgia per Tex Willer e gli indiani d'America), sul piano geopolitico è anche naturale che le nazioni o i popoli forti non difendano semplicemente la propria potenza, ma cerchino di usarla per dominare il mondo. Una ambizione/vocazione che non appartiene al concetto di giusto, ma al concetto di realtà, nel senso che ad essa hanno dato Spinoza, Giordano Bruno, Machiavelli, contestati da chi fa riferimento al concetto di giusto e di fine verso il bene (quasi esclusivamente sul piano teologico, quindi) ma mai smentiti sul piano del realismo della storia. D'altronde, la "banalità del male", di Anna Arenth, è la consacrazione postbellica del principio di realtà/necessità. La nostra storia moderna (che – fino alla nascita delle tigri asiatiche – pensavamo fosse confinata al mondo occidentale, ha visto la stessa forza propulsiva imperiale. Hitler e la sua guerra schmittianamente orientata alla rivalsa della terra (la Germania) contro il mare (l'impero Britannico). 

E, dopo la guerra, l'Impero Amerikano, con la stessa voglia di egemonia e con lo stesso anelito ad eguagliare i Romani, come scrisse, già negli anni '70, Luttwak ne "La grande strategia dell'Impero Romano" (ma sempre nel senso amerikano, con Coca cola e interventi di "guerra- preventiva-per-tutelare-la-democrazia-dei-popoli-senza-essere-stati-chiamati-da-nessuno"). Di fronte, la Russia, che anche quando sovietica non ha rinunciato a restare impero. E che oggi, con Putin, ci riprova, conscia però di poter giocare le sue carte solo verso l'Europa e mantenere la sua influenza sui paesi limitrofi ad oriente, più per difesa che per espansione. Ma senza un profilo imperiale, nel senso "romano" del termine. Oscilla tra le mire espansionistiche verso il sogno della "Terza Roma" (dopo Roma e Costantinopoli, toccherebbe a Mosca, secondo la mitologia della storia in chiave hegeliana richiamata da Dugin) e la difesa degli interessi nazionali. Ma non un tentativo di "dominare il mondo". Come Trump, dall'altro lato dell'oceano che, con la sua "America the first", lancia un messaggio all'interno e cerca (con qualche sbavatura in medio oriente) di difendere il suo popolo più che conquistarne altri.

Oggi, ai tempi del Coronavirus, resta solo una potenza a coltivare e praticare il sogno imperiale. La Cina. Da sempre Impero, nazionalista solo ai tempi di Mao. Ritorna a voler "dominare il mondo". Ne ha la forza militare, scientifica, tecnologica ed economica. Ed ha il popolo. Non – o non ancora – infiacchito da tentazioni consumistiche e lussuriose (le stesse che determinarono la fine dell'impero romano). Un popolo che ha bisogno di spazio e di nuove terre. Dopo aver invaso tutto il mondo occidentale (con i container dei prodotti che anche le imprese occidentali ormai da decenni lì producono), dopo aver letteralmente comprato intere nazioni in Africa, la vocazione imperiale cinese non si fermerà. Sarà per questo che sabato scorso Xi Jinping ha telefonato a Angela Merkel, Emmanuel Macron, al presidente serbo Aleksandar Vucic. Con Di Maio la "Via della Seta" era già spianata. Ha chiamato anche Madrid, scegliendo non il capo del governo ma il re Felipe, come a lanciare un messaggio tra "imperatori". 

"Il leader comunista sta imponendo la sua diplomazia di guerra al coronavirus" ci dice il Corriere della Sera, oggi. Ai leader di tutto il mondo sta comunicando che è pronto a fornire tutto il suo sostegno. E, aggiungiamo, a mostrare e dimostrare la sua forza. L'Europa? Beghe di pollaio tra governanti che sono pronti a vendersi al miglior offerente (USA? Russia? Cina? È l'interrogativo dei ministri degli esteri europei) e con i suoi popoli che hanno avuto, almeno fino al tempo del Coronavirus, un unico grande obiettivo per il futuro: l'aperitivo, anche nello stesso locale frequentato dai figli, magari. Crolla così "il Sogno Europeo" di Rifkin, ma anche "L'Impero interiore" di De Benoist. Resta, purtroppo, solo Spengler e il suo "Tramonto dell'Occidente". E la buro-democrazia europea, in crisi di capacità decisionale e di consenso popolare, lascerà il posto al decisionismo autocratico (la democratura, la chiamano alcuni), che piace tanto a De Luca, Governatore della Campania.

Le prove tecniche, in Italia, le sta facendo il Governo Conte. Archiviare la democrazia. E, al popolo, non dispiace. Neanche alla Cina. Ciò che interessa, d'altronde, è che finalmente avremo un nuovo piano Marshall, in salsa cinese, ma che fa? Riusciremo però ad imporre, in nome della nostra storia, che prenda il nome di "Piano Marco Polo". La coscienza è salva. 

 Il Lupo


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