mercoledì 25 marzo 2020

MEDICINA E SCIENZE SANITARIE, VA ABOLITO IL TEST DI ACCESSO ALL'UNIVERSITA'

Medicina, Chirurgia, Odontoiatria, Veterinaria e per tutte le altre professioni sanitarie, il problema non risiede meramente nella regolamentazione dei test di accesso all'università, ma è ben più articolato e richiede analisi approfondite. Non va assolutamente sottovalutato che è proprio grazie a questo sistema, che ogni anno produce un giro d’affari di oltre 3 milioni di euro, che nel 2025 il personale medico sarà a stento sufficiente a coprire il 30% del fabbisogno nazionale.

Il Governo, con questo disegno di legge, non punta a risolvere il problema alla base, ma ricorre ad un rimedio assolutamente peggiore perchè, sostanzialmente, rinvia il test di ingresso al secondo anno, facendo sì che il primo anno di corsi - di libero accesso ad ogni studente - si trasformi in caso di non superamento del test previsto per l’accesso al secondo anno in un anno sprecato che, alla luce dei dati sull’occupazione attuale, risulterebbe per un giovane studente una grave perdita.

La nostra proposta è, invece, quella di abolire totalmente il test di ingresso e di adottare un metodo più efficiente di selezione. 

Il primo anno sarà di libero accesso ad ogni studente, e comune a tutte le facoltà dell’area medico-scientifica. Ad ogni esame ad indirizzo comune sarà assegnato un doppio punteggio: uno, in trentesimi, volto al calcolo della media dei voti; l’altro, in crediti da 1 a 10, sarà volto alla stesura di una graduatoria finale, in base alla quale ogni studente secondo il proprio posizionamento, avrà il diritto di scegliere a quale facoltà iscriversi tenendo conto di capacità, propensioni e meriti. Un metodo questo, simile al metodo francese, grazie al quale ogni studente avrà diritto di mettersi concretamente alla prova su materie inerenti al proprio percorso di studi, ma avrà anche la possibilità di comprendere fino in fondo la propria vocazione per un percorso di studi che in realtà è poi una vera e propria scelta di vita.

Ma tutto ciò non basterebbe, bisognerà porre rimedio anche al metodo di accesso ai corsi di specializzazione. Attualmente alla difficoltà di accesso alla facoltà di Medicina e Chirurgia, ad esempio, va aggiunto un ulteriore blocco per l’avvio della carriera medica vera e propria a causa della scarsità delle borse di studio disponibili per le specializzazioni. Ci troviamo in una situazione in cui ci sono migliaia di studenti formati, ma in realtà non impiegabili. Un vero e proprio imbuto formativo, che porterà non solo una ingente perdita economica per il Paese, ma soprattutto di conoscenze e di capacità tecniche fondamentali e preziose per il futuro del nostro sistema sanitario.

Ciò che si ritiene oggi necessario è di incrementare i contratti di formazione specialistica, recuperare tutti i contratti persi o mai assegnati dal Miur nonostante i finanziamenti ricevuti ed avviare una vigorosa campagna di assunzioni nel Servizio Sanitario Nazionale semplificando le procedure concorsuali e prolungando la validità delle graduatorie.

Riteniamo pertanto opportuno agire in maniera chiara e significativa, attuando provvedimenti immediati a favore degli aspiranti medici e dei giovani tutti, che non possono più subire le conseguenze di questi meccanismi farraginosi che - se non repentinamente rimossi - avranno certamente conseguenze sempre più negative.

di Rino Del Grosso


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