Silvia Romano, 23 anni, milanese, si era laureata da poco e lavorava per una organizzazione con sede a Fano, nelle Marche, la Africa Milele Onlus. Era tornata in Italia a settembre, ma dopo poco è subito ripartita per il Kenya, dove svolgeva le sue azioni di volontariato. Il rapimento sarebbe avvenuto durante un attacco nel centro commerciale di Chakama, circa 80 chilometri a ovest di Malindi nella contea Kilifi, nel sud-est del Paese. La banda di uomini, sarebbe entrata in azione armata di fucili, ferendo anche 5 persone, tra le quali un ragazzino di 12 anni.
Nel frattempo che si susseguono le notizie sull'accaduto, non ha perso tempo a scatenarsi il tam-tam mediatico che ha visto anche una buona fetta di italioti (figura mitologica, misto tra italiano ed idiota) vomitare offese nei confronti della povera ragazza. Quando si dice, oltre il danno la beffa.
E' stato un attimo e lo slogan "Aiutiamoli a casa loro" si è trasformato in "Poteva starsene a casa". Mai nulla di più semplicistico, blaterato dalla poltrona di casa, al caldo sotto al plaid, pigiando dei tasti a caso su una tastiera con lo sguardo fisso rivolto verso un monitor.
Ma se uno vuole andare va e rischia: perchè andare ai margini del mondo ad aiutare gli altri non è un mestiere, non segue una logica comune ed i rimproveri postumi, gli avvertimenti, suonano stonati. Se le varie "Silvia" di tutto il mondo fossero così stonate e false come le nostre belle parole di buonsenso resterebbero a casa, da buone borghesi, a programmare il weekend con il fidanzato o gli amici. Ed invece vanno incontro ad un'altra vita, diversa. Quasi incomprensibile.
Silvia ha fatto una scelta differente, sicuramente rischiosa, ma non ci ha certo rimproverato perchè noi siam rimasti qui. Dobbiamo quindi rispettarne le scelte e casomai anche gli errori, semmai si sia messa in pericolo superando determinati "confini". Non c'è niente di più irritante di sentire slogan semplicistici come "Aiutiamoli a casa loro" e poi ascoltare le prediche degli ometti di casa nostra che in cuor loro vorrebbero dire e lo dicono: "E' andata a cercarsela. Poteva starsene a casa".
Ma se uno vuole andare va e rischia: perchè andare ai margini del mondo ad aiutare gli altri non è un mestiere, non segue una logica comune ed i rimproveri postumi, gli avvertimenti, suonano stonati. Se le varie "Silvia" di tutto il mondo fossero così stonate e false come le nostre belle parole di buonsenso resterebbero a casa, da buone borghesi, a programmare il weekend con il fidanzato o gli amici. Ed invece vanno incontro ad un'altra vita, diversa. Quasi incomprensibile.
Silvia ha fatto una scelta differente, sicuramente rischiosa, ma non ci ha certo rimproverato perchè noi siam rimasti qui. Dobbiamo quindi rispettarne le scelte e casomai anche gli errori, semmai si sia messa in pericolo superando determinati "confini". Non c'è niente di più irritante di sentire slogan semplicistici come "Aiutiamoli a casa loro" e poi ascoltare le prediche degli ometti di casa nostra che in cuor loro vorrebbero dire e lo dicono: "E' andata a cercarsela. Poteva starsene a casa".
Un vecchio saggio recitava così: "A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio". Quel vecchio saggio era un certo Oscar Wilde.
a cura di Jonathan Checola

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