E' ufficiale, il Decreto Genova è legge. Nella mattinata di giovedi, tra polemiche e contestazioni, è stato approvato al Senato il D.L. Genova, che fa felici prima di tutto i genovesi, oltre che i cugini "partenopei", anche se lascia un pò di malumore tra gli ambientalisti.
Partiamo proprio dalla fine, il malumore tra gli ambientalisti. A cosa è dovuto? Ecco, la domanda è semplice e la risposta ancor di più, nel dl appena approvato è inserita una norma che riguarda i Fanghi di depurazione, più precisamente "disposizioni urgenti per la gestione dei fanghi di depurazione destinati agli usi agricoli". La norma conferma i limiti vigenti per le sostanze nocive ma indica un'eccezione per gli idrocarburi (C10-C40), per i quali il limite da non superare è 1.000 mg/kg. In parole povere, con tale norma, nonostante la rassicurazione di controlli più stringenti, è tollerato lo sversamento di diossina ed altri inquinanti. Un provvedimento che lascia molti dubbi e poche certezze, sia tra gli ambientalisti che tra le gente comune, sopratutto in virtù di uno scandalo "mozzarelle alla diossina" scoppiato solo qualche anno fa che ha colpito proprio la nostra regione.
Torniamo comunque all'argomento principale del DL Genova, le misure a sostegno della ricostruzione del ponte Morandi e per il rilancio dell'economia genovese. Il decreto stanzia oltre 750 milioni di euro per Genova. In particolare, 520 milioni (da qui al 2019) sono previsti per la demolizione e ricostruzione dello stesso ponte Morandi e per gli indennizzi agli sfollati; e altri 234 milioni saranno destinati a misure economiche per il rilancio di Genova, di cui 60 per esenzioni fiscali, 20 per sostegno al trasporto pubblico locale, 20 per la nuova Zona franca urbana, 35 per sostegno alle imprese danneggiate. Resta la norma che impone ad Autostrade di pagare tutti gli oneri per la ricostruzione del ponte e la viabilità connessa, e anche gli indennizzi agli sfollati per trasferirsi e ricomprare casa. Tutto sommato un buon disegno, anche se restano indefinite le modalità di assegnazione degli appalti, sulle quali il commissario Bucci dovrà prima o poi esprimersi.
In ultimo, ma non per ordine di importanza, la parte del DL che ha reso felici gli ischitani, creando però non pochi grattacapi al Governo giallo-verde. Nel decreto Genova ci sono anche le norme per la ricostruzione delle aree di Ischia colpite dal sisma del 21 agosto 2017. Previsti la nomina di un nuovo commissario e lo stanziamento di 60 milioni di euro. All'articolo 25 c'è la norma, contestata soprattutto dai dissidenti M5S, che punta a velocizzare la definizione delle vecchie domande di condono ancora aperte. È rimasta dunque l'applicazione del condono della legge 47/1985, dunque la possibilità di sanare gli edifici costruiti senza licenza edilizia in zone sottoposte a vincolo (paesistico, idrogeologico, sismico) pur con parere favorevole degli enti preposti alla tutela. Quel condono che ci porta indietro di oltre trent'anni, quando non esistevano ancora molte norme di tutela del territorio, del paesaggio, di contrasto del rischio sismico, vulcanico ed idrogeologico.
E' abbastanza paradossale come oggi, nell'era in cui per metter su una casa da zero bisogna fare i conti con decine e decine di norme da rispettare, venga concesso l'onore di un condono edilizio per abitazioni giacenti in zone sottoposte a vincoli e per di più dopo che le stesse zone son state interessate da un terremoto che ha lasciato molte crepe.
Ma la politica è così, puoi nasconderti dietro alla maschera dell'onestà quanto vuoi, prima o poi il vero te uscirà fuori e finirai per sostenere un provvedimento che di onesto ha poco o nulla. Oggi condono, domani ?????
a cura di Jonathan Checola

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