Il fico senza frutto allude, nella piena emergenza coronavirus, a quel fico rigoglioso e verdeggiante che era l'Italia, divenuta sterile di frutti quali risposte e reazioni concrete.
Lungi da me addentrarmi nei meandri economici e scientifici, delego questo compito agli addetti del settore; non posso, non di certo, redimermi nel dare replica sul valore della Pasqua cristiana.
Strumenti quali: Sacra Scrittura, Magistero e Patristica-Patrologia sono necessari per sottolineare la portata universalistica della Pasqua cristiana e potrebbero, mi sia consentito, ritornare utili anche allo staff del premier Giuseppe Conte.
Onorevole Presidente, nel 2020 non mi aspetto un ritorno al cesaropapismo bizantino, non da lei, ma pretendo rispetto e protezione per l'ortodossia della fede; in punta di piedi Le suggerirei di addentrarsi nel mistero bibblico così come Mosè, sorpreso ed intimorito dal roveto ardente, risponde alla chiamata di Dio che lo invita a togliersi i sandali perché il terreno su cui cammina è un terreno sacro (vedi Es. 3).
Identico ed eguale rispetto che ogni persona, ogni cittadino italiano, credente o meno, deve mostrare nei confronti del mistero della fede, togliendo i "sandali" dei pregiudizi, delle spiegazioni preconfezionate, delle deleterie risposte facili.
Mirabile sintesi dello straordinario rapporto che lega cristiani ed ebrei è offerta, a giusto titolo, dal paragrafo 4 dalla dichiarazione conciliare Nostra Aetate: "Scrutando il mistero della Chiesa, il sacro Concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo. La Chiesa di Cristo infatti riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già, secondo il mistero divino della salvezza, nei patriarchi, in Mosè e nei profeti".
Signor Presidente, il suo riferimento alla Pesach ebraica è importante ma è stato superficiale; voglio ricordare che dall'8 al 16 aprile i nostri fratelli ebrei festeggiano la Pasqua ebraica: Chag Pesach Sameach! "Io sono JHWH, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto" (Es. 20,1).
Di promessa in promessa, di generazione in generazione, il popolo ebraico percorre la strada della libertà che va dall'uscita dall'Egitto all'entrata nella terra promessa passando, senza dimenticarlo, attraverso il cammino nel deserto e l'incontro al Sinai col Liberatore. Quanto nutrimento spirituale, quanto conforto possiamo attingere in questo presente di tribolazione, dalla memorabile saggezza contenuta nei libri che contengono la storia di ogni tempo (Contro Apione, Flavio Giuseppe).
Onorevole Presidente a tutto questo va aggiunto, mi permetta, quel fondamentale passaggio dal primo al nuovo patto: il mistero della passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo. Il centro della rivelazione di Dio fatta da Gesù è proprio l'evento pasquale, lo stesso Gesù come annunciatore e testimone della venuta di JHWH in mezzo al suo popolo. La cena pasquale, punto decisivo, diviene carica di valore, un nuovo valore aggiunto all'antica Pasqua dell'esodo. La morte di Gesù suggella un patto nuovo, ma questo nuovo patto è il modello ideale e celeste secondo il quale fu istituto il primo patto.
Nella sua essenza, il primo patto è l'ombra e la parabola del patto celeste ed eterno suggellato una volta per sempre dal Figlio. (Eb. 8,8 9,15 7,27 9,12 10,10). La Pasqua cristiana rappresenta la massima realizzazione della libertà, in quanto la morte di Cristo, scelta messianica, è stata libera e consapevole. È la croce, simbolo universale, in cui Gesù manifesta la rivelazione di Dio come l'Abbà (Padre). "Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione" (Lc 22,25).
Signor Presidente, come appartenenti a Santa Romana Chiesa fa male, malissimo, non poterci accostare alla frazione del pane e al calice della benedizione questa domenica di Pasqua ma ci conformiamo alle disposizioni governative ed obbediamo al posizionamento della Conferenza Episcopale Italiana. La storia, ricca di sfumature, a volte offre delle accelerazioni improvvise, ne è lampante esempio questo 2020; saprà la nostra Italia vincere la sfida dei cambiamenti? La mia speranza si rifugia in un nuovo Rinascimento.
Onorevole Presidente nell'augurarLe buon lavoro, nell'unico supremo bene che è l'interesse degli italiani, e buona Pasqua, la invito alla comprensione de l'Eranistes di Teodoreto di Cirro, splendido dialogo volto a confutare gli uomini dalle molte forme. "Salutate tutti i vostri capi e tutti i santi. Vi salutano quelli d'Italia. La grazia sia con tutti voi" (Eb 13,24).
a cura di Alfonso "Adeodato" Muscetti

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